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18-03-2017

Arrestata dalla Mobile una donna marocchina per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

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Personale della Squadra Mobile ha dato esecuzione a una misura cautelare nei confronti della cittadina marocchina E. K. nata nel 52 la quale, lo scorso 27 aprile 2016, quando erano state eseguite altre 11 ordinanze di custodia cautelare contro il favoreggiamento dell’ingresso e della permanenza sul territorio italiano di cittadini extracomunitari, era mancata all’appello in quanto aveva fatto rientro nel suo Paese. Il costante monitoraggio dell’indagata, anche attraverso la collaborazione della Polizia di frontiera in particolare quella dell’aeroporto di Fiumicino, ha consentito di scoprire che la donna proprio oggi si sarebbe imbarcata sul volo Casablanca/Fiumicino, dove ad attenderla era presente personale dilla Polizia di Stato di Latina e della Polaria dell’aeroporto Leonardo da Vinci, che al suo arrivo ha dato quindi esecuzione alla misura restrittiva. L’attività investigativa era finalizzata a colpire un fenomeno odioso quale quello dell’immigrazione clandestina che rappresenta un’assoluta priorità investigativa della Polizia di Stato, a maggior ragione nel presente periodo storico. L’indagine, in cui si era inserito un’ulteriore triste episodio di sfruttamento sfociato addirittura nella violenza sessuale subita da una delle tante ragazze fatte arrivare illegalmente da questa ‘organizzazione’, prese le mosse dalla coraggiosa denuncia della giovane vittima della violenza, la quale, con le sue dichiarazioni, aveva consentito di aprire una ‘breccia’ e focalizzare l’attenzione su un gruppo ben ramificato composto da soggetti di origini marocchine che riuscivano a fare giungere in Italia dietro compensi anche di 6000 €uro cittadini di quel paese contraendo con essi matrimoni di comodo e chiedendo poi il ricongiungimento familiare. Durante l’approfondimento della vicenda della violenza sessuale, preceduta dal sequestro di persona della denunciante, che era segregata dai suoi aguzzini, i quali ne avevano anche agevolato l’ingresso in Italia, si è avuto modo di approfondire la convergente attività di un secondo gruppo composto per lo più da egiziani che, pur in contatto con la figlia di E. K., operava in modo del tutto simile a costei vantando, però, diretti contatti con familiari in Egitto, mediante i quali veicolavano l’arrivo in Italia dietro corrispettivo di cittadini stranieri di quel paesi. Quest’ultimi inoltre, in Italia grazie alla collusione di cittadini italiani, riuscivano a falsificare la documentazione necessaria(in particolare CUD e buste paga di comodo) in modo di ottenere i rinnovi e rilasci di permessi di soggiorno, nonché ad agevolare le pratiche di ingresso e permanenza sul territorio dei cittadini extracomunitari irregolarmente giunti, grazie ad una rete di ‘fiancheggiatori’ italiani disponibili, dietro il pagamento di lauti compensi, a contrarre finti matrimoni. L’indagine, prendeva le mosse quindi dalla circostanziata denuncia di una cittadina marocchina che denunciava di essere stata fatta giungere illegalmente in Italia da una serie di soggetti dietro pagamento della somma di 6000 €uro. A seguito, poi, del suo arrivo in Italia la stessa denunciava, con dovizia di particolari, di esser stata segregata, privata della sua libertà personale, nonché violentata da uno dei suoi aguzzini. A seguito di ciò il personale della Squadra Mobile, d’intesa con la locale Procura della Repubblica attivava una capillare indagine anche con ausilio di supporti tecnici al fine di corroborare di utili particolari probatori gli elementi raccolti in denuncia. Le indagini esperite di seguito, quindi consentivano di verificare l’esistenza su questo territorio di due bande criminali che in rapporti tra loro erano in grado di agevolare dietro lauti e cospicui pagamenti l’arrivo illegale in Italia e successivamente la regolarizzazione dei soggetti extra comunitari grazie alla disponibilità di insospettabili italiani pronti, a seguito del pagamento di ulteriori compensi, a falsificare documentazione utile per i permessi di soggiorno e contrarre falsi matrimoni necessari alle regolarizzazioni. Al termine delle indagini condivise integralmente dalla Procura di Latina, il Pubblico Ministero titolare del fascicolo di indagine inoltrava un’idonea richiesta di misure restrittive a carico della principale indagata e di altri 11 soggetti, tra cui figurava proprio E. K.


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