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01-08-2010

Cirilli:' Nucleare a Latina, no grazie!'

Riceviamo e pubblichiamo

“Non serve attendere i dati dello studio epidemiologico. Non serve nemmeno appurare i legami certi tra patologie e servitù nucleare, possono bastare i legami potenziali, ed il registro tumori di Latina parla chiaro: il nostro territorio è fuori la norma di gran lunga per le patologie alla tiroide. Occorre, quindi, uscire dalla logica localistica del No al nucleare. Per farlo tutte le forze politiche del nostro territorio devono unirsi e fare quadrato su l’unica proposta seria sulla quale il decreto legislativo del Governo lascia margini: L’indagine epidemiologica! Tutto il resto non serve a nulla e se rischia di scadere nella demagogia. Su questo postulato si deve creare una rete anche con gli altri territori dei quali Latina deve essere capofila”. Fabrizio Cirilli, lancia un appello e chiama a raccolta tutte le forze politiche del territorio. Lo fa dopo aver fatto istituire quando era nelle vesti di consigliere regionale una legge sullo studio epidemiologico nelle zone gravate da servitù nucleari (studio del quali si attendono ancora i risultati), lo fa dopo aver trovato uno spiraglio nel decreto legislativo del Governo sulla definizione dei criteri di individuazione dei siti, e soprattutto dopo aver trovato l’unica osservazione che forse può allontanare lo spettro di una nuova centrale: proprio l’indagine epidemiologica laddove esiste una servitù nucleare ed i tumori della popolazione sono fuori dalla norma. Per Cirilli, quello dell’indagine epidemiologica deve essere un postulato oggettivo, una proposta da lanciare a livello nazionale che coinvolga anche gli altri territori che sono sul piede di guerra perché in odor di individuazione nell’ospitare un nuovo sito nucleare. “Al di là dello studio epidemiologico, ragionare in termini localistici sulla questione nucleare porta esattamente al risultato opposto: quello di far gravare sul proprio territorio nuovi siti. Occorre assolutamente uscire fuori dal gioco delle parti della politica e individuare un percorso comune per arrivare al confronto con il governo con un’unica proposta oggettiva condivisa da tutti i partiti sia di destra che di sinistra. Parlare di provincia denuclearizzata, di vocazione turistica ed altre osservazioni, costituiscono tutti discorsi validi ma purtroppo non servono a nulla”. Non servono a nulla perché il decreto legislativo numero 31 del 2009 del governo non lascia margini di discrezionalità agli enti locali, se non in un articolo, e precisamente all’articolo 8 comma 2 - Gli enti locali possono formulare osservazioni alla definizione dei criteri per l’ individuazione dei nuovi siti. “La materia nucleare non è nelle mani degli enti locali. Nemmeno della Regione. E’in mano al Governo che ha formulato un decreto legislativo eloquente. C’è la possibilità di un confronto però proprio con lo stesso Governo, e gli enti locali devono arrivarci con una proposta seria e oggettiva. Latina e tutte le forze politiche del nostro territorio devono farsi portavoce a livello nazionale dell’unica osservazione serie, che è quella dello studio epidemiologico. Non occorre attendere i dati, il registro dei tumori parla chiaro, occorre solo valutare i potenziali legami che una servitù nucleare potrebbe avere con lo sconsiderato aumento delle patologie alla tiroide che ha interessato negli ultimi 30 anni il nostro territorio. Tutti gli altri Comuni che hanno ospitato siti e che rischiamo di doverlo fare di nuovo, devono fare questa verifica. Questo è il mio appello alla classe politica di ogni colore del nostro territorio, questo è l’osservazione sulla quale chi oggi in Italia rischia una nuova centrale nucleare deve presentare nel confronto con il Governo. Latina può fare da capofila”.


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